La sede del Museo Civico


La sede del Museo, il cuore di Castelbuono: il Castello comunale dei Ventimiglia. 

Anno incarnati verbi MCCCXVI Ind. XV Regnante gloriosissimo domino nostro rege Friderico rege Sicilie anno regni sul XXI. Nos Franciscus comes Vintimili Yscle maioris et Giracii dominus utriusque Petralie incepimus hoc Costrum Belvidiri de Ypsigro in Christi nomine edificare.

("L'anno del Verbo Incarnato 1316, regnando il gloriosissimo Federico (d'Aragona) re di Sicilia, noi, Francesco conte di Ventimiglia, d'Yscle maggiore e Geraci e signore delle due Petralie, abbiamo incominciato a edificare il Castello Belvedere d'Ypsigro nel nome di Cristo")

Iniziato a costruire nel 1317 dal conte Francesco I Ventimiglia sul colle di San Pietro d'Ypsigro, donde l'appellativo di "Castello del buon aere", da cui prese nome Castelbuono, nel complesso della struttura venne inglobato un "fortilizio" bizantino.
Durante il sec. XVII furono apportate radicali trasformazioni per esigenze di abilità, essendovisi trasferite da Palermo alcune famiglie dei Ventimiglia; d'altronde non ebbe mai finalità strategiche, per la sua posizione geografica a valle.
La originaria architettura non è facile identificarla; ed è pervenuto con caratteristiche compositive arabo-normanno sveve: la forma a "cubo" che dimostra, richiama l'architettura araba, le "torri quadrati" - pur se incorporate quelle del prospetto, ma dietro erano isolate - rispecchiano l'architettura normanna, la "torre cilindirca" esprime moduli di architettura sveva.
La "merlatura ghibellina" a "coda di rondine" è stata demolita nel 1820, in quanto pericolosamente lesionata a causa del terremoto che colpì le Madonie, e Castelbuono in grave modo. Una "galleria sotterranea" comunicava con la chiesa di S.Francesco, del 1322, posta nell'alto dell'abitato. Scalette segrete sono state scoperte fra lo spessore dei grossi muri che intercomunicavano con i vari piani. Stanze a pianterrteno e nel sottosuolo ci riportano alla dominazione feudale: celle anguste per i condannati per reati gravi, ambienti comuni per i reclusi per reati minori. Resiste al tempo il soffitto ligneo quattrocentesco decorato con figure chimeriche variopinte, poggiante su "mensole" artisticamente intagliate.
Mentre era vicario di Sicilia il conte Francesco II Ventimiglia, soggiornò nel castello il sovrano Federico III d'Aragona nel 1357. 

Ornata da stucchi dei fratelli Giuseppe e Giacomo Serpotta, eseguiti nel 1683, è la Cappella Palatina, ove in un Urna si trova custodita la reliquia del teschio di Sant'Anna, patrona di Castelbuono; l'urna fa da piedistallo al mezzobusto scultoreo d'argento della Santa, opera del 1521.
L'artistico "Coro" ligneo è opera dello scultore Castelbuonese Domenico Coco, 1760.

Il Castello dei Ventimiglia, dal 1920 Castello Comunale, essendo stato per sei secoli residenza dell’illustre casata, acquistato dalla cittadinanza all’inizio del XX secolo, è sopravvissuto al peso degli anni, alle vicissitudini che più volte ne hanno messo in pericolo la stabilità, grazie ai continui interventi, motivati in primo luogo dal profondo legame dei Castelbuonesi al cuore del Castello, la Cappella Palatina che custodisce la nobile reliquia di Sant’Anna.

Il restauro strutturale progettato e finanziato negli anni 80 e realizzato negli ultimi cinque anni del secolo, ha restituito alla fruizione gran parte dell’immobile e l'intervento di allestimento museale, completato nel 2011, ha reso possibile la definizione di un museo che, oggi, è centro propulsore della conoscenza e della sperimentazione, un museo della città, del territorio, della storia e della contemporaneità.